Le associazioni che rappresentano le professioni turistiche in Liguria propongono ai Comuni dei comprensori di Portofino (da Camogli a Rapallo) e delle Cinque Terre una modalità di regolazione dei flussi turistici, pensata secondo criteri di sostenibilità, equità e rispetto delle attività commerciali locali e delle piccole e medie agenzie di viaggio.
Nella primavera di quest’anno le amministrazioni del comprensorio di Portofino hanno avviato misure di contingentamento degli accessi per bus turistici superiori a 9,70 m. A Camogli e Santa Margherita Ligure queste decisioni, arrivate a stagione turistica iniziata, hanno creato non pochi problemi alle piccole e medie agenzie di viaggi che si sono trovate, dall’oggi al domani, a dover cambiare completamente il programma quando non era neppure più possibile prenotare tratte in battello, non previste e fuori budget. Ugualmente, si è registrato un afflusso minore di clienti nei negozi e nei locali, soprattutto di Santa Margherita.
Di recente gli amministratori di Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure e Rapallo hanno comunicato alla stampa l’inizio di una fase 2, che porterà alla creazione di parcheggi di interscambio e di un portale digitale per gestire le prenotazioni.
Alle Cinque Terre invece è allo studio un limite massimo di 25 persone per ogni guida o accompagnatore. Non si parla di contingentare i bus, perché la maggior parte dei visitatori arriva in treno, ma da tempo sono stati regolamentati gli accessi alle stazioni di Levanto e La Spezia con effetti analoghi a quelli riscontrati sul Tigullio: in particolare si sta assistendo all’incremento delle comitive con visita, in un solo giorno, di due paesi e Pisa, organizzate tramite piattaforma, e riduzione delle comitive con programma di più giorni sul nostro territorio.
«Come professionisti del turismo, siamo consci del fatto che per molti luoghi essere in cima alla lista dei desideri dei turisti comporta un degrado delle condizioni di vita dei residenti, condizionati nel loro quotidiano e penalizzati da prezzi crescenti per beni e servizi e spesso indotti all’abbandono del proprio luogo di nascita a causa di un mercato immobiliare drogato dalla destinazione ad uso turistico delle case a disposizione», dichiarano, in una nota congiunta, Federagit Confesercenti Liguria, Associazione Guide Ambientali Escursionistiche Liguria (Agael), Associazione Guide Turistiche Liguria (Agtl), Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (Aigae), Associazione Ligure degli Accompagnatori degli Interpreti Turistici e delle Guide Turistiche Nazionali (Alait).
A fare però le spese della frizione tra diritti dei residenti e diritto alla libera circolazione, sono alcune categorie di viaggiatori, considerati più invasivi di altri: coloro che viaggiano, appunto, con bus turistici.
Per quanto sia vero che l’arrivo di un gruppo di 20-50 persone in contemporanea appaia più invasivo dell’arrivo di 20-50 persone in ordine sparso, non si considera che con regolamenti che hanno lo scopo dichiarato di non incidere sul numero complessivo delle presenze, ma solo su quello dei gruppi, il rischio concreto è quello di attuare una discriminazione tra categorie di viaggiatori.
«Nel Levante ligure – proseguono le associazioni delle professioni turistiche – si tende a pensare che tutti coloro che arrivano sul territorio in comitiva siano “crocieristi”, cosa non vera, anche se il numero di navi a cui viene dato il permesso di attracco dai comuni è massiccio. In realtà, si muovono in gruppo persone che viaggiano per istruzione, dalle scuole elementari ai gruppi culturali italiani e stranieri; per devozione, pellegrini e gruppi religiosi; per congressi di lavoro o per praticare attività sportive».
«Coloro che viaggiano in comitiva, in alcuni casi, non hanno altre possibilità, per motivi di età, di salute e disponibilità economica o banalmente perché non conoscono le lingue straniere. Per molti viaggiare in gruppo è una occasione per socializzare e i viaggi organizzati contribuiscono in modo determinante alla destagionalizzazione tanto agognata, poiché usufruiscono della disponibilità degli alberghi, quando questi non hanno richieste da parte di coppie e famiglie, nei periodi infrasettimanali e in generale in bassa stagione».
La limitazione delle comitive rischia peraltro di discriminare i piccoli e medi operatori turistici che costituiscono l’ossatura dell’economia turistica nazionale. «Il numero limitato degli stalli per bus disponibili e la modalità di prenotazione, nei siti a noi conosciuti per esperienza diretta, stanno infatti portando molte agenzie a desistere, perché quando il gruppo si è concretizzato scoprono di non poter più realizzare il programma come proposto, ai costi già preventivati».
Questo non succede, invece, ai grandissimi tour operator, a chi organizza le escursioni direttamente per gli armatori e ai siti online per l’acquisto di “esperienze”, che hanno maggiori possibilità di prenotare con largo anticipo gli stalli, contando da un lato su un bacino molto più ampio di utenti – e quindi potendo prevedere di concretizzare la maggior parte dei gruppi – e dall’altro potendo riorganizzare il tour da un giorno all’altro, ammortizzando assai più agilmente i costi anche nel caso di aumenti inaspettati. Alle Cinque Terre da anni questo tipo di operatori sta sostituendo i gruppi di agenzie che hanno più tempo a disposizione per la visita e programmi più articolati, in favore di comitive con programmi “mordi e fuggi” più standardizzati.
Che soluzione, dunque? «Come operatori del turismo con esperienza ormai pluridecennale riteniamo si debba tentare una sperimentazione che vada a contemperare i diritti dei residenti e dei visitatori, senza danneggiare al tempo stesso le attività legate all’economia turistica. Un sistema “ideale” prevederebbe in primo luogo di variare la quota giornaliera di stalli prenotabili in base alla stagione: diminuire nei giorni di ponte, in cui è previsto una altissima presenza di individuali e aumentare nei periodi infrasettimanali e lontani da festività».
«Ma soprattutto, per garantire una fruizione che valorizzi il nostro territorio, riteniamo fondamentale prevedere, nel quadro di un sistema a prenotazione, la creazione di canali distinti a seconda dei servizi di cui usufruisce il gruppo, premiando chi sceglie hotel e ristoranti in loco, chi dedica più giorni alla visita della zona, chi ha degustazioni di prodotti tipici, chi ha prenotato servizi turistici o culturali quali siti museali o visite guidate con guide turistiche specializzate o guide ambientali».
In questo modo sarebbero garantiti pari diritti di accesso a tutti, ma privilegiando chi dedica maggior tempo e attenzione alla visita, chi prenota più servizi con ricaduta sull’economia dell’intero territorio e non solo sul settore turistico, senza impedire, di fatto, l’accesso a chi ha minor disponibilità di tempo e di spesa. Rispettando così non solo i principi della nostra Costituzione, ma dando respiro ai piccoli operatori turistici, spesso italiani quando non locali, e senza restringere il ventaglio di clientela dei commercianti delle località che con le nuove ordinanze si vedono tagliate spesso fuori dal passaggio dei turisti in visita per la giornata.
«Richiamiamo inoltre l’attenzione – concludono le associazioni – sul fatto che il calo palese del turismo in tante località italiane rischia di rendere obsolete le misure presentate e ancora una volta ci troviamo a lamentare l’assoluta mancanza di programmazione di ampio respiro in un comparto vitale per tutte le Riviere».